L'epifania e il fuoco creativo: dall'immaginazione alla realtà (3/3)


I primi di gennaio dalle mie parti sono stati i giorni dei fuochi epifanici: le fiamme purificano e nei grandi falò in cui si brucia simbolicamente il vecchio è possibile leggere i presagi del nuovo anno. Dopo essere scesa nel buio della notte, quella fase onirica in cui ribollono le idee (che associo alla Nigredo) ed aver selezionato quelle che mi sembrano più luminose (l’Albedo) è il momento del fuoco: la Rubedo alchemica.


Nella pratica ho mostrato al committente le mie proposte e le idee non appartengono più solo a me. E’ ora di confrontarsi, attendere la scelta di una delle bozze e mettersi al lavoro sul definitivo.

Come nella Rubedo che porta al culmine del ciclo, io correggo, aggiusto, levigo l’idea.

Provo a mettermi nei panni del cliente e dello spettatore finale: cosa devo fare perchè l’immagine che sto creando comunichi bene il proprio messaggio? Devo ridurre il rumore e fare da cassa di risonanza alla storia da raccontare.

Allora rendo più armoniosa la composizione, uso meno colori e attraverso di loro cerco di dare un senso del ritmo. Se il progetto va stampato mi dedico alla scelta del supporto perchè è proprio vero che la carta canta.

Anzi, fa cantare l’immagine, esaltando il colore o trasmettendo sensazioni diverse a seconda della sua lavorazione: ad esempio una carta uso mano assorbe molto il pigmento, rende le tinte meno brillanti e più naturali, mentre una ruvida si sposa meglio con una illustrazione gestuale tutta focalizzata sul segno, e così via.

Questa ultima parte del processo creativo segna il congiungimento degli opposti, portando il progetto dal mondo dell’immaginazione alla realtà, ciò significa conciliare l’idea iniziale con le necessità e gli ostacoli pratici, domare il fuoco creativo e dargli una forma compiuta.

Con questo articolo si chiude la mia piccola discesa nell’alchimia del processo creativo, ma ti invito a lasciare la tua opinione nei commenti qui sotto!

Al prossimo post!

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